Libri: “Sopravvivere non basta” di Dianora Tinti


Ci sono conflitti che finiscono quando tacciono le armi e altri che continuano a vivere, per decenni, dentro la memoria di chi è sopravvissuto. È da questa zona più intima e dolorosa della Storia che prende forma Sopravvivere non basta, il nuovo romanzo di Dianora Tinti, pubblicato da Piemme nel giugno 2026, una potente narrazione che dimostra come il semplice istinto di sopravvivenza non sia sufficiente per ridefinire la propria esistenza se non ci si raffronta con i fantasmi del passato. Attraverso un accurato lavoro di ricerca, con profonda sensibilità psicologica e alta tensione emotiva l’autrice propone un’opera catartica e commovente, che fa riflettere e restituisce dignità a una pagina di memoria condivisa, sottraendola al rischio di andare perduta e muovendosi abilmente su un duplice binario temporale, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al presente. Come dalla descrizione del libro “Ci sono storie che non appartengono a una sola vita, ma passano di mano in mano, come un cimelio di famiglia che nessuno ha il coraggio di buttare. Come l’anello d’oro che Frida Hoppic consegna alla vecchia amica Lina, dopo settant’anni di silenzio, chiedendole di custodirlo. Pregandola di non fare domande. Frida è una sopravvissuta. Nata a Berlino in una famiglia ebrea benestante, ha attraversato gli ultimi, atroci mesi della guerra prima di approdare, come altre migliaia di profughi, nel Salento del 1947, nella piccola Santa Maria al Bagno. Lì ha trovato un rifugio, degli amici, e il coraggio di ricominciare. Ma seppur lontana dalla guerra e dall’incubo, un sospetto ha continuato a perseguitarla. Riguarda i suoi genitori, Gerda e Bernhard, medici nell’Ospedale Ebraico di Berlino, inspiegabilmente risparmiati dalla furia nazista, mentre intorno a loro tutto andava distrutto. Dopo la morte di Frida, sarà Chiara, sua nipote, a riavvolgere i fili di questa storia. Il viaggio la porterà da Bari a Berlino, attraverso archivi, testimonianze e silenzi, fino a una verità scomoda che nessuno in famiglia ha mai avuto il coraggio di guardare. Dianora Tinti intreccia tre generazioni e due epoche con una scrittura elegante e vivida, che tiene insieme la crudeltà della Storia e la delicatezza dei legami affettivi. Senza mai distogliere lo sguardo da ciò che è più difficile affrontare”. Sopravvivere non basta, dunque, perché dopo essere rimasti vivi occorre fare i conti con ciò che è accaduto, dare un nome alle ferite, interrogare il passato e trasmettere la memoria. La sopravvivenza diventa allora soltanto il primo passo di un percorso molto più difficile: quello della consapevolezza. Un libro da leggere.
Dianora Tinti è scrittrice, critica letteraria, giornalista pubblicista e blogger. Scrive su riviste e quotidiani, collabora con emittenti televisive ed è l’ideatrice di Letteratura e dintorni, un blog dove recensisce libri e intervista autori. Con il romanzo Vite sbeccate ha vinto il Premio Capalbio per il territorio, sezione Letteratura. Al Campidoglio ha ricevuto il Premio Lucio Colletti, giunto alla XII edizione, per la sua attività letteraria e culturale.